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Cultura
Il segreto del viandante?
Solo nostalgia…
Presentato a Forio d’Ischia
l’ultimo libro di Marcello Veneziani
di Alessandra Giordano
Settembre al borgo di Forio. Un vento caldo e leggero s’infilava nel vicolo che dal porto raggiunge la Chiesa di San Gaetano. I panni stesi ad asciugare sul terrazzino al secondo piano sventolavano festosi a gara con le bandiere issate sui pennoni delle barche in lontananza.

E lì, davanti alla piccola e antica Libreria Mattera, rifugio ora del momento culturale delle Cantine Pietratorcia, erano in tanti comodamente seduti sulle sedie predisposte ordinatamente nonostante la brusca pendenza: si parlava di filosofia, di ricordi, di tenerezza, di leggerezza… di un libro “curvo” come lo ha definito Francesco Rispoli che con il prof. Silvano Labriola e la discreta e piacevole conduzione di Giuliana Gargiulo, hanno commentato domenica sera la nuova fatica del pugliese Marcello Veneziani “Il segreto del viandante. Nostalgie di un contemporaneo”. E il silenzio era sovrano, nonostante si fosse in strada.

Introdotti da un affabulante Vito Iacono che evidentemente dal padre Franco ha ereditato la magia della parola, i relatori e l’autore hanno descritto in modo così soave ed entusiasta il contenuto del libro che, dopo, in molti hanno chiesto una dedica sulla prima pagina del volume edito da Mondatori (€ 12.00), mentre andavano sorseggiando l’ottimo vino delle colline del Cuotto, firmato Pietratorcia.

Un libro “curvo”, dicevamo, perché intriso dell’idea del ritorno. Ritorno all’infanzia, ritorno al passato dopo un lungo viaggio all’interno di se stessi senza ritrosia o pudore nel parlare di sentimenti. Ritorno e nostalgia della madre, come grembo accogliente, come terra dalla quale far nascere le proprie radici: la madre è tutto ciò che è la nostra stessa storia, dicono i relatori. E non per niente la dedica intrigante detta: “A m. m. M.”.

Ricordare, Abitare, Mangiare, Nascere, Amare, Sognare, Viaggiare, Riposare, Leggere, Invecchiare, Morire, Tornare: sono questi i temi trattati, sono questi i capitoli in cui è suddiviso il libro. Dodici come i mesi, come le tappe della nostra vita.

Di ottima letteratura e di esposizione chiara nella sostanza: così definisce il prof. Labriola lo stile di Veneziani. Nello scorrere delle pagine che sembrano private memorie o pura divagazione filosofica, si ritrova alla fine “un filo rosso” costituito dal rapporto tra tempo e persone, che facciamo nostro, pur restando a contatto con l’autore: un viandante lui stesso che va, con il desiderio segreto di tornare. Sempre. Alla madre perduta, appunto, all’origine, al punto di partenza, al suo, al nostro Sud. Con grande nostalgia.
21/9/2004
  
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